La Linea Blu

LINEA BLU SUPERSTORE AD AVERSA

Linea Blu è un Superstore alimentare e non alimentare che svolge la sua attività nella sua unica sede storica di Aversa, in Via della Libertà, 222.
L’area vendita si sviluppa per circa 1500 mq su due livelli collegati da scale mobili e ascensori.
Linea Blu Superstore è dotato di un ampio parcheggio che si estende dal fronte anteriore a quello posteriore dell’edificio.
E ci si potrebbe fermare qua.
In pratica invece Linea Blu Superstore ad Aversa è una cosa un po’ più complessa, difficile da spiegare in 2 parole. Occorrerebbe provarla, viverla, comprenderla, e decidere se fare o no di Linea Blu Superstore il proprio negozio di fiducia.
Quello che segue potrebbe risultare quindi noioso ai più, non contenendo alcuna informazione concreta relativa all’azienda, ma coloro che invece restano affascinati dalle dinamiche commerciali del nostro territorio potranno trovare molti spunti di riflessione.
Linea Blu Superstore ad Aversa è una struttura “indipendente”, anche detta “non bandierata”, termini coi quali gli addetti ai lavori definiscono gli esercizi commerciali non facenti parte di una stessa catena. E già questa è una grossa singolarità nel panorama del commercio non solo Campano, ma di tutt’Italia, almeno per dimensioni simili. Si è abituati infatti a vedere esercizi indipendenti solo se di piccola dimensione, spesso ad alta specializzazione.
Esempi tipici sono la macelleria, la salumeria, la pescheria, la frutteria ecc.
Quando le dimensioni crescono, già a partire dal minimarket, siamo invece abituati a vedere un marchio, una bandiera appunto. Se poi le dimensioni sono tali da abbracciare una vasta gamma di prodotti con un assortimento degno di un ipermercato, la bandiera è pressoché scontata.

La bandiera, di suo, ha indubbi vantaggi: stessi prodotti trattati, stesso modo di esporli, stesso prezzo di vendita, stessi colori, per tutti i negozi della catena, a Milano come a Palermo, a Napoli come ad Aversa. Per l’esercente il grosso vantaggio consiste nell’avere un unico fornitore il quale provvede anche a lanciare le promozioni e le campagne di volantinaggio. Verrebbe da pensare che ciò comporta anche una notevole competitività dovuta agli acquisti cumulativi del centro di distribuzione di appartenenza. Ma spesso ciò non è affatto vero, in quanto tali risparmi non sono bilanciati dagli enormi costi del centro di distribuzione stesso (fitto capannoni, stoccaggio e movimentazione merce, trasporto ai singoli punti vendita, ecc.). La prova di ciò sta nel fatto che negli ultimi 10 anni ben 3 grossi centri storici di distribuzione alimentare della Campania hanno chiuso miseramente i battenti a causa delle grosse perdite accumulate.

C’è da chiedersi allora perché quasi tutti i commercianti non scelgono la via dell’indipendenza.

La risposta a questa domanda è semplicissima: perché è di gran lunga più facile affidarsi ad un unico fornitore di tutta la merce (il centro di distribuzione, appunto) anziché aver da fare con tantissime aziende produttrici, selezionare i prodotti di ciascuna azienda (spesso col classico assaggio), contrattare con ciascuna le condizioni di vendita, importare direttamente le merci congelate dall’estero, concordare le promozioni con gli agenti, fare scorte quando il momento è giusto e così via dicendo. A queste difficoltà si aggiungono quelle legate al fatto che ritirare merce direttamente dalle aziende produttrici in Italia e all’estero comporta di norma il fatto di dover fare grossi stoccaggi con l’impegno di enormi spazi deposito, sia di tipo convenzionale che con celle per freschi e congelati (i nostri depositi hanno una superficie di gran lunga superiore a quella di vendita al pubblico). E ancora, si aggiunge la difficoltà di avere un vero e proprio ufficio contabile per gestire l’enorme volume di fatture di merce in acquisto. Basti pensare a tal proposito che in media un esercizio bandierato gestisce circa 1000 fatture di acquisto all’anno contro le circa 10.000 della Linea Blu; questo in quanto i bandierati acquistano quasi esclusivamente dal centro distribuzione d’appartenenza. Ed infine, o forse in primis, l’impegno di grandi capitali economici che occorre tener fermi per fare grossi acquisti.

Oltre all’indipendenza da qualsiasi catena, nel tempo sono state operate molte scelte originali e a nostro giudizio vincenti, che riguardano non il modo di approvvigionarsi della merce, ma del metodo di commercializzazione.

Con molta umiltà, ma con la fredda consapevolezza che si può maturare solo sul campo, pensiamo che i grandi strateghi commerciali della GDO (grande distribuzione organizzata) hanno sbagliato la loro politica di vendita o quanto meno non hanno saputo leggere i grossi cambiamenti socio-economici del nostro tempo, finendo alla lunga col rompere il bene più prezioso di cui un commerciante dispone: la fiducia della propria clientela.

Questa politica commerciale consiste, in sintesi, nel dare alla clientela sempre un buon motivo per visitare la propria struttura anziché un’altra e questo buon motivo è semplicemente un prezzo molto impattante, ma su un numero molto limitato di referenze, che sono appunto oggetto di un volantino in genere quindicinale. Col tempo tali offerte sono diventate sempre più aggressive fino a giungere al sottocosto, ovvero la vendita della merce ad un costo inferiore a quello di acquisto, ma su di un numero di prodotti ancor più limitato (in genere la prima pagina del volantino).

Orbene, anche un bambino comprende che questa è la negazione del commercio in quanto una vendita siffatta produce perdita per un’azienda e non profitto (che è l’unica logica sulla quale si fonda il commercio).

Cosa ha convinto le grandi menti della GDO a spingere queste offerte fino al sottocosto?
Semplicemente la consapevolezza che più la si spara grossa, più gente viene attirata nel punto vendita e, una volta dentro, il cliente è portato ad acquistare tutto quanto gli occorre e quindi anche i prodotti non in offerta che solitamente hanno un prezzo molto elevato. Ma non basta spararla grossa: occorre pure pubblicizzare al massimo la sparata con tutti i mezzi possibili (volantini, radio, internet, social e addirittura tv) con ulteriori enormi costi connessi. A questo punto c’è da chiedersi : ma chi paga il conto delle perdite accumulate vendendo in sottocosto e di tutti i relativi costi pubblicitari?

Il conto salato è pagato dai poveri clienti che non hanno capito il meccanismo e acquistano inconsapevolmente e a prezzi altissimi i prodotti non in promozione. Ma questa valutazione nel tempo si è rivelata sbagliata in quanto, mentre 20 anni fa il carrello medio era composto per un 20% circa dei prodotti in promozione e per il rimanente 80% di prodotti a prezzo pieno, oggi le percentuali si sono totalmente invertite in quanto i clienti hanno aguzzato l’ingegno adottando la contromisura di acquistare quasi esclusivamente gli articoli in promozione, ed il trucco classico dello specchietto delle allodole ha cominciato a non funzionare più. Sarà l’effetto della crisi? Sarà che le massaie meridionali sono più furbe delle eminenti menti della GDO?

Questo non è dato sapere, ma quel che è certo è che molti commercianti hanno fatto un serio ripensamento delle loro politiche di vendita, perché hanno capito che questo modo di fare commercio non portava da nessuna parte. Fino alla recente comparsa di alcune catene di supermercati a tema che propongono prezzi livellati nel tempo e mediamente migliori di quelli pieni proposti in precedenza, ma senza promozioni e senza volantini. Insomma noi non lo sapevamo, ma in fondo abbiamo inventato 25 anni fa un modo di fare commercio che a distanza di così tanto tempo è stato riconosciuto valido anche dalle eminenze della GDO!!! Un modo di far commercio antico, ma che nel tempo si è rivelato modernissimo e molto apprezzato dalla clientela, perché basato su un bene primario: il patto di fiducia tra cliente e commerciante. Questo patto non scritto prevede 2 cose semplici:

a) niente “fregature” ai clienti che possono quindi rilassarsi nel fare la spesa come si faceva un tempo, con la lista delle cose occorrenti in casa e non con la lista delle cose in offerta (spesso inutili o di marca diversa da quella più gradita);
b) Risparmio assicurato nel tempo rispetto alla pluralità dei supermercati bandierati su carrelli assortiti di spesa che comprendano tutti i generi di consumo occorrenti alla famiglia. E i clienti sono i primi ad accorgersi della cosa perché con 100,00 euro di spesa si trovano il carrello notevolmente più pieno!

Sulla base di questi semplici principi Linea Blu Superstore ad Aversa ha svolto l’attività fino al recente passato. Oggi si è ulteriormente evoluta, affilando ancora una volta le armi.
Il resto della storia però, non ve la possiamo raccontare: la scoprirete da soli.